ALICE Brunoro
Ottobre 2014

Andando al mare...

Coccole mattutine 

Week end a Phi Phi Island 

L'ora della nanna

Sono stata in Thailandia per un mese con l'associazione SOHO. 

Durante la mia permanenza ho potuto vivere con una famiglia locale, mangiare cibo locale, utilizzare i mezzi pubblici locali, vivere con i ritmi locali. Insomma mi sono immersa pienamente in quella che è la vita di tutti i giorni in Thailandia!!

Come volontaria SOHO ho lavorato con dei bambini all'interno di uno dei due orfanotrofi di Phuket, in qualità di insegnante di inglese. Che poi in realtà, l'impegno con i bambini è a 360 gradi. Li accudisci, fai loro le coccole, disegni e giochi con loro, li lavi e li aiuti a mangiare. Insomma ti prendi cura di loro. Ed i loro sorrisi quando ti vedono arrivare alla mattina,le grida “PI!PI!PI!” (sorellona in Thai, nominativo che indica rispetto nei confronti dell'insegnante) ti scaldano il cuore e ti fanno capire che stai facendo la cosa giusta. Lavorare con questi piccoletti poi è divertentissimo, perché sono buffi, e hanno una gioia di vivere che ti travolge. Molti di loro provengono da situazioni limite. I più fortunati sono “solo poveri”; alcuni di loro invece, hanno alle spalle un passato di violenza ed abusi. Poter lavorare con loro è stato per me doppiamente importante, una volta conosciuta la loro situazione. Regalare un abbraccio, offrire il mio tempo e cercare di far ridere i bambini è diventato il mio scopo fondamentale durante la permanenza, perché, almeno durante le ore in orfanotrofio, volevo che questi bambini fossero spensierati senza che si dovessero confrontare anche lì con una realtà che è troppo grande e troppo pesante per loro.

Attraverso l'associazione, noi volontari abbiamo avuto la possibilità di fare due esperienze, che ritengo essere fondamentali per la crescita personale di ognuno. Abbiamo fatto visita ad alcune famiglie nelle baraccopoli e siamo potute entrare nel carcere femminile di Phuket. Un pugno allo stomaco. Parlo di crescita personale perché poter venire a contatto con l'estrema povertà che vedi quando entri in una baracca di lamiera, ti permette di rivalutare te stesso, quello che hai fatto e che stai facendo, i tuoi valori e le tue priorità. Inizia un conflitto tra chi eri e chi sei dopo aver visto un mondo molto lontano dagli agi a cui siamo abituati. Visitare il carcere, vedere le condizioni in cui sono lasciate le donne e sapere che alcune di loro sono le madri dei bambini con cui lavori, mi ha dato un imput in più per dare il massimo in orfanotrofio e mi ha permesso di superare lo scoglio del “oddio adesso scoppio in lacrime” perché mi sono resa conto che l'ultima cosa di cui queste donne hanno bisogno è di vedere una volontaria che si mette a piangere alla loro vista. Ho sfoggiato il migliore dei miei sorrisi e ho ballato per loro. Entrare in questi due mondi mi ha resa più forte.

Il cibo in Thailandia è molto buono. Un po' ripetitivo ma buono. Se si evitano gli insetti (che comunque si trovano solo alle bancarelle e vengono venduti soprattutto per fare scena), ci sono molti piatti gustosi a base di riso. E come non citare il Pad Tai, il piatto tipico, con noodle e arachidi.

Il posto poi è un incanto. Phuket Town è ricca di stimoli e la sua parte più antica ha un fascino unico. Quando ci si sposta nelle zone costiere, si può godere di un mare da sogno e di spiagge bellissime. Senza contare i templi ed il grande Bhudda, posti magici carichi di un'intensità che non avevo mai conosciuto prima.

Cosa dire della gente? Beh i Thailandesi sanno farsi sia amare che odiare. Sono molto solari, ridono sempre e sono pronti ad aiutarti se ti vedono in difficoltà. Sono gente molto semplice e quindi è impossibile sentirsi a disagio con loro. A loro sfavore gioca però la pessima (anzi nulla) conoscenza della lingua inglese ed il loro attaccamento spasmodico ai soldi, che in alcune situazioni risulta pesante da accettare. Ma tutto sommato, una volta entrata nell'ottica del loro modo di pensare, è stato molto divertente rapportarmi con le persone. 

Un mese è troppo poco per entrare nelle dinamiche di un paese, però è un lasso di tempo tale che ti permette perlomeno di avvicinarti ad una realtà diversa dalla tua e dare uno sguardo alle differenze culturali e comportamentali tra te e la gente locale. Torni a casa con più domande di quante ne avevi in partenza, sfinito dalle mille cose che hai fatto e dai mille imput emotivi che hai ricevuto, ma ritorneresti subito indietro prendendo il primo aereo disponibile. E a casa rifletti e pensi che ne è valsa la pena. Torni a casa con il cuore leggero ed il cervello appesantito di informazioni che capirai forse, con calma.

VERONICA Garda
Febbraio 2015

Visita alle baraccopoli

È stata un'esperienza piena di tutto quello che potessi immaginare e ancora un po': piena di colori, di sorrisi, di emozioni, di pianti, di giochi, di balletti, di abbracci, ma soprattutto di borotalco sotratto dalle mani delle volontarie e spalmato sulle stesse dalle manine di quei bimbi che ancora ora porto nel mio cuore. Con quegli occhietti furbi e felici! Perchè in quell'angolino, accanto alla prigione, loro possono divertirsi senza pensare ad altro, insomma possono essere semplicemente bambini."

Silvia Calzavara
Ghana Gennaio 2016

Al Potters Village

Il mio primo ed unico sogno da un paio di anni era quello di poter andare in Africa per stare con i bambini, e quando, grazie a SOHO, mi si è presentata l'occasione, non ci ho pensato due volte e sono partita. Quello che ho trovato all'orfanotrofio The Potter's Village in Ghana è stato molto più di quando avessi mai immaginato, sperato, sognato: 127 bambini e ragazzi stupendi, sempre con il sorriso stampato in faccia, meravigliosi e meravigliati da ogni più piccola cosa della vita, dalle bolle di sapone ai peluche che hanno ricevuto da Babbo Natale. Quando stavamo in orfanotrofio con loro il tempo volava, anche perchè erano in vacanza da scuola quindi si pensava soprattutto a giocare, anche se spesso leggevamo libri o scrivevamo o facevamo disegni. Poi stavamo con loro quando mangiavano, quando era ora di lavarli e li aiutavamo, quando qualche bambino aveva mal di pancia o la malaria e noi lo portavamo in farmacia. E' stato impossibile non innamorarsi di loro, ed è inevitabile continuare a pensarci ogni giorno da quando sono tornata. Questa esperienza però non mi ha dato solo la possibilità di conoscere questi fantastici angioletti che mi hanno cambiata e migliorata, ma sono anche potuta venire a contatto con la realtà africana: ho visitato il villaggio e la capitale che sono luoghi del tutto diversi rispetto a dove vivo io, ho mangiato il loro cibo (e solo per quello ne è valsa la pena perché era tutto buonissimo), ho visto i loro vestiti della domenica, sono stata alle loro feste con preghiere, balli e canti, ma la cosa migliore sono state le persone gentilissime, solari, sorridenti che incontravo per strada. Adesso, mentre rileggo le lettere scritte dai bambini per me e riguardo le foto appese alla parete della mia camera, conto i giorni che mancano per ritornare al Potter's e riabbracciare quei bimbi bellissimi, perché la casa di una persona è dove si trova il suo cuore, e il mio è rimasto a Dodowa.